Una settimana oggi......e manchi da impazzire!!!
Ti voglio bene babbino mio
sabato 19 ottobre 2013
venerdì 4 ottobre 2013
"l'ansia è una brutta cosa..."
E di nuovo mi trovo a scrivere da una stanza di ospedale, qui il panorama intorno sarebbe spettacolare se solo ci fosse la libertà di cuore per goderne...
Tutto sembra precipitare, sono sempre più immersa in un'acqua gelida che mi sta lentamente bloccando tutti i sensi.
Da un lato la ghigliottina che ci pende sul capo, appesa al sottilissimo filo della speranza "possiamo riprendere le cure/non possiamo riprendere le cure; abbiamo ancora margini di riuscita/non ci sono più margini per poter fare qualcosa; la situazione è sotto controllo/la situazione è ormai totalmente fuori controllo". Fine.
Da un altro lato sempre problemi di salute in famiglia: un'operazione (di routine dicono) in arrivo e il peggiorare di un'altra "salute" già compromessa da tanto tempo....con il contorno delle varie problematiche annesse. Io e i miei adorati edemi di circa 5kg ciascuno che ancora non si sa di chi son "figli" e quindi rimangono lì irrisolti e orfani a comprimere su tutto il resto.
Il lavoro che non c'è.
I progetti e le possibilità che ci sarebbero ma che non sono al momento perseguibili (ci vorrebbe testa e decisamente non c'è).
Il vuoto che ho dentro ormai definitivo da quest'estate...perché quando qualcuno d'importante se ne va il vuoto non si colma...mai.
Presenze che vanno e vengono, ma per lo più vanno, perché quando vivi al limite tra la vita e la morte la gente magicamente tende prima a esagerare con la troppa "presenza" e poi a sparire....il "male" un po' si sopporta, poi si preferisce guardare altrove e se possibile dimenticare....
E' una reazione umana, la conosco fin troppo bene dopo averla provata...ma in questo momento è stancante e desolante perchè ti mostra la realtà in cui vivi senza troppi rigirii di parole, nuda e cruda com'è.
Che non mi piace la mia realtà lo sapevo già prima, figuriamoci adesso.
Tutto sembra precipitare, sono sempre più immersa in un'acqua gelida che mi sta lentamente bloccando tutti i sensi.
Da un lato la ghigliottina che ci pende sul capo, appesa al sottilissimo filo della speranza "possiamo riprendere le cure/non possiamo riprendere le cure; abbiamo ancora margini di riuscita/non ci sono più margini per poter fare qualcosa; la situazione è sotto controllo/la situazione è ormai totalmente fuori controllo". Fine.
Da un altro lato sempre problemi di salute in famiglia: un'operazione (di routine dicono) in arrivo e il peggiorare di un'altra "salute" già compromessa da tanto tempo....con il contorno delle varie problematiche annesse. Io e i miei adorati edemi di circa 5kg ciascuno che ancora non si sa di chi son "figli" e quindi rimangono lì irrisolti e orfani a comprimere su tutto il resto.
Il lavoro che non c'è.
I progetti e le possibilità che ci sarebbero ma che non sono al momento perseguibili (ci vorrebbe testa e decisamente non c'è).
Il vuoto che ho dentro ormai definitivo da quest'estate...perché quando qualcuno d'importante se ne va il vuoto non si colma...mai.
Presenze che vanno e vengono, ma per lo più vanno, perché quando vivi al limite tra la vita e la morte la gente magicamente tende prima a esagerare con la troppa "presenza" e poi a sparire....il "male" un po' si sopporta, poi si preferisce guardare altrove e se possibile dimenticare....
E' una reazione umana, la conosco fin troppo bene dopo averla provata...ma in questo momento è stancante e desolante perchè ti mostra la realtà in cui vivi senza troppi rigirii di parole, nuda e cruda com'è.
Che non mi piace la mia realtà lo sapevo già prima, figuriamoci adesso.
mercoledì 2 ottobre 2013
optimism
Tutto sta nuovamente crollando, frantumandosi in mille pezzi.
ogni volta mi convinco che non posso sentire più dolore di così, ma la verità è che va sempre peggio.
"Tornare bambina, anzi embrione, nel grembo di mia madre dove tutto era attutito dal liquido amniotico, filtrato da lei, dal suo corpo che faceva barriera (nel senso di protezione), ma mi collegava con l'esterno, sentivo tutto, rumori e voci, carezze a abbracci, ma era il cuore, il suo cuore a dare la cadenza alle mie giornate, era il ritmo del conforto e del benessere, da quando sono uscita da lei lo sto cercando"
(Manuela Berardinelli)
ogni volta mi convinco che non posso sentire più dolore di così, ma la verità è che va sempre peggio.
"Tornare bambina, anzi embrione, nel grembo di mia madre dove tutto era attutito dal liquido amniotico, filtrato da lei, dal suo corpo che faceva barriera (nel senso di protezione), ma mi collegava con l'esterno, sentivo tutto, rumori e voci, carezze a abbracci, ma era il cuore, il suo cuore a dare la cadenza alle mie giornate, era il ritmo del conforto e del benessere, da quando sono uscita da lei lo sto cercando"
(Manuela Berardinelli)
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