domenica 18 settembre 2016

Il primo treno che passa

Sabato sera.
Alla fine non ho mai avuto una particolar predilezione per le "sere": il venerdì e il sabato per lo più.
Solo una sera come le altre, ma con il bisogno di scrivere, di mettere almeno qualche parola su un foglio virtuale, che forse terró, forse no.

Stasera vorrei essere ovunque tranne che qui, tanto nemmeno riesco a dormire la notte. Dovrei avere più coraggio e uscire, vagabondare, in fondo la notte mi piace, il mondo dorme ed è più silenzioso, c'è più spazio per i pensieri, per notare le piccole cose. La notte tutto sembra diverso, le ombre creano figure fantastiche.

In verità il giorno che fa male è domani.
Perché domani è domenica.
Perché domani è il suo giorno libero.
Perchè domani io sarò qui, a 250km di distanza, e lui a casa, mezzo malato, con la sua vita in cui sta "tranquillo", dopo 20 anni di vita da solo e solo uno "insieme" a me.

Magari è solo un attacco dei "miei", solo una concatenazione di pensieri bastardi dati da una causa fisiologica che per nessuno sembra esistere, tranne che per me, nella mia testa, e per le mie analisi del sague.

Ma non cambia il fatto che io sono qui. Sola. Con storie, pensieri e parole che nemmeno io voglio, ma che in nessun modo riesco a spegnere, nemmeno per qualche ora, nemmeno con qualche goccia o qualche pasticca. Loro restano con me. E sta solo alla mia capacità di analisi riuscire a tenerli al guinzaglio prima che mi portino fuori per "prendere" il primo treno che passa.
Il primo treno che passa.

Qui posso "urlare", tanto nessuno leggerà e, tantomeno, comprenderà.

Fuori piove.
Mi piace il rumore della pioggia.

Nessun commento:

Posta un commento