Seduta sulla sedia dondolo avanti e indietro con un ritmo regolare cercando di compensare ed equilibrare il mio ritmo cardiaco impazzito; un movimento semplice, non troppo veloce ma nemmeno troppo lento perché la velocità aumenta la tachi ma la lentezza dà una sensazione di immobilità che rende tutto più complicato da capire.
Ancora una volta dentro la mia pazzia, dentro questa stanza del mio cervello che credevo accessibile solo a me e solo da me remotamente abitabile. Invece sono qui dentro, in pieno giorno, in mezzo alla gente, in mezzo a me stessa.
Credevo di esser riuscita a sigillare questa serratura, ma ignoravo che la chiave non mi appartiene del tutto: non tutto dipende esclusivamente da me.
Ho allenato la mia mente per anni, scrutandola fin negli angoli più reconditi e nascosti, ho osservato e studiato gli altri per capirne i corretti meccanismi e poterli in qualche modo imitare al meglio là dove la mia troppa diversità avrebbe solo rischiato di crearmi dei problemi; e fino ad ieri ci ero quasi riuscita.
Recupero mentalmente tutti i dati raccolti in questi anni, le ricerche fatte, le sensazioni che avevo accantonato sapendo che prima o poi sarebbero tornate e allora mi sarebbe stato utile averne di "vecchie" per confrontarle, per capirle....
Sì, delle differenze notevoli ci sono, ma sono sempre troppo poche per resistere all'impulso di mollare...o forse anche stavolta saranno sufficienti per superare la tempesta su questa scialuppa logora e usurata dal tempo e dalle tempeste degli ultimi anni.
Sento la mia mente che con freddezza cerca una soluzione, una via d'uscita anche se provvisoria, mentre il cuore continua la sua corsa irrefrenabile; è come se un blocco di ghiaccio cercasse di scendere giù dalla mia testa a calmare l'incendio dirompente che m'invade il petto.
Ragione e sentimento perennemente in lotta ed io in mezzo che cerco di sopravvivergli, perché NON HO SCELTO IO di essere così.
Ci sono cose che nessuna parola è in grado di spiegare.
Io sono una di queste.
Istinti opposti cercano di prevalere gli uni su gli altri, mentre io cerco di aggrapparmi ai labili frammenti di ricordi che in qualche modo mi danno pace anche se non esistono più....
So che non mi è dato cedere (anche se non sono in grado di capirne il perché).
Mi isolo, cerco di ricreare intorno a me quel sottile strato protettivo che attutisce i rumori e le emozioni che mi arrivano da fuori rendendole parzialmente più sopportabili.
Faccio in modo che il silenzio assordante in cui sto cercando di immergermi sovrasti abbondantemente il rumore che sento dentro di me.
Probabilmente mi basterebbe una parola per uscire da questo labirinto in cui ogni volta mi trovo a correre; probabilmente basterebbe un solo abbraccio di quelli forti per rimettere insieme ancora una volta i pezzi che tendono a staccarsi... Ma non ho ancora trovato il collante adatto, ogni volta che mi ci avvicino la paura mi convince che sto sbagliando ancora, che sarà solo l'ennesima illusione in cui sarò troppo ma non abbastanza.
Anche stavolta sarò troppo e mai abbastanza.....
Intanto faccio ancora un giro di roulette infernale aspettando esca il mio numero: 25 rosso.

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